MISSIONE DIGITAL FONT: Come trasformare un font nato per la carta in font digitale!

Ridare nuova vita a un carattere disegnato da Aldo Novarese, uno dei più celebri type designer della storia? La sfida perfetta per un type designer del ventunesimo secolo. Perchè rendere digitale un font esistente è un’operazione sofisticata come il restauro di un gioiello prezioso: ci si accosta a un pezzo di storia, e ogni gesto che viene compiuto sull’esistente va soppesato al millimetro. 

Se un carattere analogico si avvaleva di circa 70 glifi, un suo pronipote digitale, dei tipi che conosciamo oggi e usiamo quotidianamente sui nostri personal computer, ne conta 65.536: più di sessantamila grafemi di differenza. E' facile intuire la necessità di integrare i glifi mancanti e le varianti per poterlo utilizzare in modo completo, partendo da uno studio approfondito sull’esistente, come farebbe un archeologo di fronte alle stratigrafie di uno scavo.

Nel corso di più di 500 anni le variazioni sul procedimento sono minime: il metodo utilizzato non si discosta di molto da quello che usava Aldo Novarese, così come prima di lui Bodoni, fino ad arrivare a Gutenberg e agli albori della storia della stampa. L’inizio è racchiuso nel disegno: di alcune forme, ad esempio la triade A, O, M - utile a determinare l’inclinazione delle aste, le aste verticali, le curve, le larghezze massime. Lettera dopo lettera, ogni glifo viene battezzato e decide le sorti del successivo: quel che resta si ottiene per duplicazione e per sottrazione, fino a terminare l’alfabeto. Dalle lettere si passa poi ai numeri, alla punteggiatura, ai simboli matematici, agli accenti. Ma siamo solo a metà dell’opera.

 Lettera disegnata a mano da Aldo Novarese per l'alfabeto Olympia.

In tipografia infatti, come nella musica, i silenzi sono preziosi quanto le note: la crenatura, in inglese kerning, consente di ridurre lo spazio tra specifiche coppie di caratteri per rendere più omogeneo l’aspetto del testo. Un’operazione delicatissima, con enormi varianti e margini di intervento che portano a risultati estremamente diversi. Terminata la crenatura, si decidono i silenzi tra tutti i glifi: la spaziatura segna la fine dell’opera.

Se si progetta poi di creare una variante, ad esempio un italic o un obliquo, tutto ricomincia: lo studio della variante regular, la ricerca, il ridisegno, la costruzione ex novo. Anche le grazie più delicate rispondono a regole estremamente precise: nel microscopico universo dei caratteri nulla è lasciato al caso!